Aleksander-Ceferin

Ceferin, presidente UEFA: “Impossibile arrivare ad ottobre-novembre, ma impatto devastante con interruzione campionati”

Volontà di tornare a giocare. E’ quanto emerge dall’intervista concessa dal presidente dell’UEFA Aleksander Ceferin al Corriere della Sera, che conferma dunque la la volontà di concludere la stagione attuale.

“La priorità è la salute di tifosi, giocatori e dirigenti. Sono ottimista di natura, credo ci siano opzioni che ci possono permettere di ricominciare campionati coppe e portarli a termine. Potremmo dover riprendere senza spettatori, ma la cosa più importante credo sia giocare le partite. In tempi così duri si porterebbe alla gente felicità e un certo senso di normalità anche se le partite saranno solo in tv”. 

Molti sport hanno chiuso le stagioni in anticipo, perché il calcio non fa lo stesso?
È presto per dire che non possiamo completare la stagione. L’impatto sarebbe terribile per club e leghe. Possiamo terminare, ma dobbiamo rispettare le decisioni delle autorità e aspettare il permesso per tornare a giocare.

Precedenza ai campionati e poi le coppe: è corretto?
“Dipende da quando si riprenderà, se possiamo farlo abbastanza presto, campionati e coppe europee potrebbero disputarsi in parallelo”.

Qual è il termine ultimo per le finali di Champions e Europa League?
Non c’è una data limite per le finali di coppa. Dipende tutto da quando ricominceremo a giocare.

Le Nazionali quando le rivedremo?
Direi a settembre.

La serie A potrebbe «riaprire» gli allenamenti il 4 maggio. È giusto tornare in campo con l’emergenza in corso?
Tutte le attività si stanno organizzando per ricominciare, tutti hanno bisogno di ritrovare le loro vite. Se le misure di sicurezza verranno rispettate e se le autorità daranno luce verde, gli allenamenti potrebbero riprendere come il resto. Per le gare servirà un ulteriore consenso 

Se i campionati riprendono lo faranno a porte chiuse, in Italia di sicuro. Il calcio d’ora in poi lo vedremo solo in tv?
All’inizio sì, ma è meglio giocare senza spettatori che non farlo affatto. Il calcio riporterebbe nelle case dei tifosi emozioni e gioia di cui hanno disperatamente bisogno.

C’è una deadline per chiudere la stagione 2019-20?
No, non c’è una deadline specifica. Siamo esplorando una varietà di opzioni per vedere quando potrebbero finire le competizioni, sempre in base alle date per ripartire.

Pensa sia possibile (se necessario), come ha detto il presidente della Figc Gabriele Gravina, terminare la stagione anche tra settembre e ottobre o entro il 2020?
Lo vedo abbastanza difficile, avrebbe un impatto pesante sul calendario della stagione 2020-21.

Non crede che la pandemia abbia messo a nudo i limiti del calcio? Troppe partite, una continua rincorsa al profitto e a giocare a tutti i costi?
La priorità è la salute, rispetteremo le misure di sicurezza in attesa dell’ok delle autorità. Discuteremo del calendario internazionale post 2024 e ci accorderemo sugli scenari futuri. Ma è presto per parlare di potenziali soluzioni.

Non è ora di armonizzare i calendari in Europa?
L’armonizzazione totale è difficile a causa delle diverse condizioni climatiche. In alcuni Paesi non si può giocare per diversi mesi in inverno.

Chi decide di non terminare la stagione, come vorrebbe fare il Belgio, sarà escluso dalle prossime coppe?
Decisioni del genere non vanne prese da soli. Il calcio è interconnesso, abbiamo visto quanto è importante che Uefa e leghe lavorino in buona cooperazione. Il Comitato esecutivo prenderà in esame i casi.

I bilanci dei club andranno in rosso. Pensa che il Fair play finanziario sia troppo stringente così com’è?
Abbiamo già sospeso alcune condizioni, ma non rottameremo il Fair Play Finanziario. Ha portato tanti benefici, però deve essere un aiuto, non un ostacolo: saremo flessibili. 

C’è chi teme, vista l’emergenza, che il Manchester City sia riammesso: resterà davvero fuori dalle coppe due anni?
Il caso è stato trattato da un organo indipendente e ora è al TAS. Non sarebbe appropriato fare commenti.

La Fifa vuole estendere i contratti fino al termine della stagione e pensa ad ampliare il mercato. Non crede che il mercato sia troppo lungo?
Dobbiamo dare maggiore flessibilità a club e giocatori. Mi sembra che estendere la finestra per il calciomercato sia una buona opzione.

La sua paura più grande?
La paura non è un’emozione positiva, cerco di evitarla. Mi preoccuperebbe se il calcio dovesse perdere la sua unità e la sua solidarietà.