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Inter-Torino, Conte: “Le vittorie danno certezze. Handanovic? In questo periodo va così”

Antonio Conte al termine del match tra Inter e Torino

L’allenatore dell’Inter Antonio Conte al termine del match vinto contro il Torino per 3 a 1 e valevole per la trentaduesima giornata di Serie A, ha raccontato le sue impressioni sul match di ‘San Siro’ ai microfoni di Sky Sport.

Ti sei spiegato dove fosse l’Inter per gran parte del primo? E come l’hai cambiata?
“Sinceramente penso che abbiamo iniziato molto bene, avendo il dominio. Poi c’è stato il calcio d’angolo e il pericolo di prendere gol con un episodio è successo ancora. Spiace che abbia sbagliato Handanovic, lui difficilmente commette errori. Questo fa capire che è un periodo delicato, tante volte siamo stati puniti in maniera eccessiva. Ma oggi è stata una buona partita, col 66% di possesso palla, nove corner a due. Una partita dominata, quel gol poteva ammazzare chiunque e crearci problemi a livello psicologico. Invece i miei sono stati bravi a rimanere in piedi, continuare a giocare, segnare e creare azioni. Sono contento anche per Diego Godin, è il 18esimo giocatore che segna. Questo vuol dire che attacchiamo con tanti uomini e siamo più imprevedibili”.

Questa vittoria ti rasserena, anche in vista della prossima stagione?
“I tre punti servono per dare certezze, soprattutto ai calciatori, e per ripagarti dei sacrifici di giocatori e staff. Poi è ovvio che il risultato deve coronare questo sforzo. Quando non arriva spiace, nell’ultimo periodo siamo stati puniti da errori individuali che ci hanno penalizzato oltremodo. Ma la strada è quella giusta. Vogliamo portare tanti giocatori nell’area avversaria, ovvio che rischi qualcosa dietro però c’è soddisfazione per noi e per i tifosi”.

Pensare che tu non sia allenatore dell’Inter il prossimo anno è una forzatura?
“Ricordo che nell’ultima intervista mi fu fatta una domanda su Sanchez, io dissi di pensare a quest’anno poi avremmo fatto le valutazioni con la società. Poi io sono stato chiamato all’Inter per un progetto triennale, per provare a riportare l’Inter dove merita, ovvero ad essere competitiva per vincere. Ovvio ci voglia del tempo, vero che in altri anni ho sorpreso per aver portato squadre alla vittoria il primo anno, che fossero scudetti, Premier League o promozioni dalla B. Io sono arrivato all’Inter con tanto entusiasmo, con persone con le quali ho lavorato in passato e nelle quali ho fiducia. Resto all’Inter? Il progetto dura tre anni, poi magari il presidente mi allungherà il contratto. Io sono contento del progetto e di questi ragazzi, la strada è lunga ma io non voglio essere di troppo in niente. Se la gente è contenta di me, non vedo perché non si possa andare avanti. In caso contrario, non starò a dispetto dei santi”.

Sei contento di Eriksen?
“Sta lavorando, è arrivato con un piglio bello cattivo e infatti ha giocato da titolare le partite. Deve giocare a determinati livelli e noi abbiamo bisogno di certi equilibri. Io faccio delle valutazioni, poi lui sta crescendo e ha voglia di mettersi alla prova. Ha capito che l’Inter è una squadra ambiziosa, che comunque chiede. In Italia le aspettative sono molto alte, più arrivi con squilli di tromba più ci si aspetta tanto da te. Giusto che sappia questo, perché in Inghilterra sono molto tranquilli sotto questo aspetto. Si sta impegnando, sta lavorando però devo fare delle scelte per il bene dell’Inter. Il che signifca che devo fare le cose migliori per tutti. Quando scelgo un calciatore, l’unica cosa che non guardo è dal collo in su. Bisogna continuare così, questa squadra ha grande entusiasmo. A volte deve credere di più nei suoi mezzi”.

Con Sanchez e Lautaro c’è un tipo di gioco diverso, più partecipato.
“Sono caratteristiche diverse, Alexis ama ricevere palla tra le linee e sui piedi, è un brevilineo che sa saltare l’avversario sul primo controllo. Sa dove mettere il pallone, non è un gran goleador ma crea tantissime situazioni. Ora sta bene, lo abbiamo aspettato tanto, ha margini di miglioramento. Con Lautaro fa una buona coppia, non dimentichiamo che tre quarti di campionato li abbiamo giocati con la LuLa. Lukaku e Lautaro sono stati la vita, ci hanno mantenuto in questa posizione grazie anche ai loro gol. Mi sarebbe piaciuto avere Sanchez anche prima, quando hai la possibilità di avere 3 calciatori così li puoi ruotare. Invece se si fosse infortunato uno tra Lautaro e Lukaku saremmo andati in difficoltà. Adesso c’è anche un’arma in più dalla panchina, cosa che non ho avuto durante l’anno. Come anche adesso non ho cambi a centrocampo”. 

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