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A tutto Marotta: “Vogliamo che Lautaro resti. Chiesa e Tonali? Il secondo più facile. Sogno trofei con l’Inter”

Lunga intervista di Marotta alla Gazzetta dello Sport

Lunga intervista concessa da Beppe Marotta, amministratore delegato sport dell’Inter alla Gazzetta dello Sport. Tema centrale è il calciomercato, senza però tralasciare la parte sportiva con gli obiettivi per questo finale di stagione. Ecco le sue parole.

“Zhang ci aveva visto lungo. La polemica è stata forte, dettata da un sentimento di paura e protezione verso dipendenti e giocatori. Non dimentichiamo che saremmo andati a giocare Juventus-inter a porte aperte”.

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L’obiettivo dell’inter?
Quello di prima, essere protagonista: con 13 gare può succedere di tutto.

Icardi venduto per 58 milioni: non è un po’ poco?
Icardi non faceva più parte del nostro progetto. Dovevamo trovare una sistemazione soddisfacente per lui e noi: è stato fatto. Il finale è stato assolutamente gradevole.

Lo «sconto coronavirus» non si poteva proprio evitare?
Toglietevi dalla testa operazioni alla Neymar dove tra cartellino e ingaggio spendi 500 milioni. Quelle sono situazioni oggi utopistiche.

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Il futuro di Lautaro?
“Sul suo futuro in questo momento è difficile pronunciarsi. Però a lui dico: resti concentrato sul presente, c’è una stagione che riprende, ci sono obiettivi da centrare, possiamo toglierci soddisfazioni, i giocatori devono essere protagonisti. Non c’è la volontà della proprietà di vendere Lautaro: è giovane, ha il futuro dalla sua ed è un elemento funzionale per Conte. Poi, certo, c’è una clausola…”.

Cosa vuole dire? Che dopo il 7 luglio cambiano i ragionamenti?
“Non so cosa pensi il Barcellona, magari avranno anche delle alternative… Io spero che non paghino la clausola. E in caso di addio, al posto di Lautaro arriverà un giocatore di grande peso, un top player. Ma in questo mercato, a livello europeo la vera difficoltà non sarà dover comprare, ma riuscire a vendere. Non abbiamo fretta: capisco la voglia di nomi, ma bisogna aspettare che le stagioni si concludano e i club siano in grado di fare i programmi futuri. Una cosa mi sento di dire, in linea generale: operazioni in stile Neymar, in cui una squadra va e porta via un calciatore ad un’altra, non si vedranno più per molti anni”.

Facciamo noi qualche nome: Cavani.
“È una delle opportunità, è oggetto di monitoraggio essendo un calciatore in scadenza. Ma non abbiamo approfondito la questione: in questo momento è piuttosto lontano dall’Inter”.

Con lei il club ha sposato la linea italiana: un anno fa Sensi e Barella, ora l’inseguimento a Tonali e Chiesa.
“Non nascondo che siano due talenti. Per Chiesa la Fiorentina ha aspettative economiche elevate, ecco perché oggi non abbiamo avviato un confronto con loro. Settanta milioni? Forse anche di più…”.

E Tonali?
“È più abbordabile, un’operazione che si può costruire in maniera migliore. Ed è un ragazzo che è ancora in fase di crescita”.

Zaniolo può tornare all’Inter?
“Richiede un investimento elevatissimo, non ci sono le condizioni economiche per affrontare il discorso”.

Ma sul mercato non avete guadagnato un po’ di vantaggio sulle rivali, con la cessione di Icardi?
“Siamo stati bravi, era un’operazione molto difficile, abbiamo portato a casa l’obiettivo favoriti da una scadenza fissata, quella del riscatto”.

Cinquanta milioni più otto di bonus: non sono pochi, ripensando all’Icardi prima dell’esplosione del caso?
“Le operazioni di mercato vanno contestualizzate. Questa è stata definita in un periodo difficile, dal punto di vista finanziario. Inutile pensare a ieri, neppure al domani: l’accordo ci soddisfa oggi. Avevamo fatto una scelta progettuale anche tecnicamente, un anno fa, l’abbiamo rispettata ora”.

Con Nainggolan, invece, la storia può cambiare?
“Non vogliamo svalutarlo. Rientrerà dal prestito, poi faremo delle valutazioni. Non c’è fretta di decidere”.

L’Inter di domani sarà costruita intorno a Eriksen?
“Il danese è un gioiello, un grande giocatore. Conte è il direttore d’orchestra, è lui che deve creare il giusto equilibrio tattico. Questi due mesi sono indicativi per conoscersi meglio: vale per il calciatore, vale anche per Conte”.

Perché, in questi tre mesi, tanto silenzio da parte dell’Inter sul tema ripartenza?
Il silenzio era motivato dal rispetto per una situazione drammatica e in continua evoluzione. L’obiettivo della società era ed è quello di garantire la massima sicurezza e tutela dei nostri dipendenti. Ma la società è un’azienda, che ragiona come tutte le attività d’impresa. Sintetizzando, possiamo dire: più che ‘abbiamo voluto riprendere’, è giusto dire ‘abbiamo dovuto riprendere’. Anche se comprimere in due mesi tutte le partite ci porta a grandi rischi patrimoniali, legati ai possibili infortuni. Oltre che all’incertezza sullo spettacolo, forse.

C’era una vera alternativa?
Unificare l’anno solare e predisporre un format diverso per il prossimo campionato, questa poteva essere l’idea.

Le partite e, di fatto, contemporaneamente un calciomercato che sarà in piena attività: tutto regolare?
“Possiamo solo sperare che tutto vada bene sul piano degli infortuni. E che poi vincano i principi di lealtà e correttezza, che dunque sul piano disciplinare non ci siano situazioni anomale.

Capitolo quarantena e diritti tv.
La prima è la prossima battaglia che spetta a Gravina e a Dal Pino: far capire ai nostri governanti che una quarantena così pensata genera molte incertezze. Speriamo che la curva dell’epidemia diminuisca e che il Cts possa rivedere la sua posizione. Sui diritti tv, spero che con i broadcaster si trovi una soluzione: per i club, senza i versamenti delle tv, è un grosso guaio.

Guaio è anche giocare senza spettatori, però.
Questo campionato dobbiamo cercare di concluderlo. E tutti vorremmo avere i nostri tifosi. Uso le parole di Desmond Morris nel libro ‘La tribù del calcio’: il calcio senza spettatori è pari allo zero. Zero emozioni: ve lo dico per certo, anche i calciatori ne sono condizionati.

Saltiamo in avanti, a fine mercato: l’Inter del prossimo campionato partirà alla pari con la Juve o ancora di rincorsa?
Non guardo agli altri. Con l’avvento di Conte la crescita si è notata, sul piano culturale e su quello sportivo. Adesso non bisogna porsi limiti, l’asticella va alzata. Stiamo portando avanti la missione della proprietà Suning. Vogliamo vincere.

Beh, ora avete l’occasione Coppa Italia.
La vediamo davanti a noi, anche se al momento un po’ da lontano. Dobbiamo cercare di prendere in mano quel trofeo.

Ci crede allo scudetto?
Ho visto la squadra molto carica in allenamento, come il suo allenatore: mi ha fatto piacere. In un campionato così anomalo, può accadere di tutto. Conosciamo la forza degli avversari, ma dobbiamo avere ambizione. Poi serviranno circostanze favorevoli, come non avere infortuni nei momenti chiave.

Marotta, ce l’ha un desiderio personale?
Andare in pensione con qualche altro trofeo vinto. Con l’Inter, ovvio.