Eriksen

Matchday Programme, Eriksen: “Incantato dalla squadra del Triplete”

Christian Eriksen è il protagonista del Matchday Programme in vista della partita di questo pomeriggio contro il Brescia

Tra i protagonisti della sfida di questo pomeriggio tra Inter e Brescia è atteso anche Christian Eriksen. Il centrocampista nerazzurro è il protagonista dell’intervista realizzata per il Matchday Programme di oggi. Ecco le sue parole.

“È stato un periodo difficile, durante il quale tante persone hanno lottato per le loro vite. Essere tornati in campo è bello, il protocollo impone regole che per forza di cose ti fanno vivere le partite in maniera differente rispetto a prima. Ci mancano i tifosi allo stadio”. 

“Il mio allenatore è sempre stato mio papà. Mi ha insegnato tutto: l’essere ambidestro, ad esempio, quando mi diceva di giocare in giardino calciando un po’ con il destro e un po’ con il sinistro, o quando mi faceva fare 10 passaggi con il destro e 10 con il sinistro. Avevo talento, essere il figlio dell’allenatore mi faceva, per forza di cose, avere gli occhi addosso. Le aspettative sono sempre state alte, attorno a me: avevo più responsabilità e pressione, ma mi piaceva essere coinvolto nelle partite, sono sempre stato felice di giocarmi qualcosa”. 

“Non sono mai stato un ragazzino che si piazzava davanti alla console per ore, però ammetto di aver giocato parecchio a Football Manager, ma spendevo molto più tempo col pallone tra i piedi: a 13 anni quando iniziavano ad arrivare le chiamate di club importanti, la mia carriera ha iniziato a prendere forma. E dalla squadra di paese ho iniziato il mio viaggio: Danimarca, Olanda, Inghilterra, Italia”.

“Ho avuto poco tempo per scoprire Milano. Dopo neanche un mese e mezzo dal mio arrivo c’è stato il lockdown. Per quello che ho visto nel primo periodo, devo ammettere che si tratta di una città bellissima dove si respira in maniera chiara la passione dei tifosi per il calcio e in particolare il calore degli interisti, che sanno trasformare le partite quando sono allo stadio”.

“Prendere le decisioni in maniera veloce, passare la palla con il destro o il sinistro, creare il maggior numero di opportunità. So che negli ultimi anni il mio rendimento a livello statistico è stato importante. Ma io non guardo tanto ai numeri, quanto a quello che riesco a dare in campo, per i compagni e per la squadra”. 

“Prima di venire in Serie A ovviamente ho sempre legato l’Inter all’anno del Triplete: era il 2010, ho ammirato le loro imprese clamorose e poi me li sono ritrovati al Mondiale in Sudafrica, dove avevo solo 18 anni. Pazzesco. Piano piano mi sto immergendo nella tradizione di questo club. Adesso però è il momento di creare insieme una nuova storia“.