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Nicchi: “VAR? Alla ripresa ci sarà regolarmente. Possibili modifiche a vincoli geografici”

Marcello Nicchi sul VAR alla ripresa del campionato

Tra i tanti temi legati alla possibile ripresa del campionato c’è anche quello arbitrale. A parlare della categoria e dell’utilizzo del VAR è Marcello Nicchi presidente dell’AIA in un’intervista concessa ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

“Di arbitri in queste settimane non ha parlato quasi nessuno. Ma se ci saranno le condizioni per ripartire saremo pronti. Abbiamo fatto le cose per bene, senza aver avuto il bisogno di sbraitare o straparlare sui giornali o nelle riunioni istituzionali dove in qualche caso sembravamo non esistere… Mentre una cosa dovrebbe essere chiara a tutti: senza l’arbitro non si gioca”

I “suoi” arbitri sono pronti?
Si lo sono e lo dico con orgoglio. Di noi si parla sempre poco e quasi sempre in negativo, magari per un fallo non fischiato che si vede solo dopo 10 moviole, e si dimentica che la nostra è una struttura imponente e che funziona. Siamo un motore indispensabile del calcio e mi lasci dire che oggi siamo un paio di mesi avanti a tutti. Come Aia siamo vicini a tutti i nostri 33 mila iscritti e ogni sera ci preoccupiamo di mandarli a letto tranquilli: facciamo riunioni quotidiane, video e telefoniche, e con i presidenti di sezione cerchiamo di risolvere i problemi. Tutti gli arbitri si sono allenati in questo periodo seguendo tabelle personalizzate preparate in base alle singole esigenze e alle situazioni logistiche e alle disponibilità di spazio. E parlo di tutti gli iscritti non solo dei fischietti di A. Su di loro comunque il designatore Rizzoli mi ha garantito che sono in buone condizioni.

Si discute molto sugli eventuali rischi di una ripresa.
Se aspettiamo che i contagi arrivino a zero in tutto il Paese potremmo non ripartire mai. Un piccolo margine di rischio calcolato ci sarà, ma dovremo essere bravi a renderlo minimo attraverso scelte di buon senso. Per il settore arbitrale penso ad esempio a designazioni che prevedano viaggi brevi e spero che non vengano subito impugnate da chi vuole fare polemica. Ci sono tante categorie che anche oggi sono in attività, dai medici, veri simboli di questa pandemia, a chi lavora nei supermercati, negli uffici o nelle redazioni dei giornali. Possono tornare a farlo anche atleti e arbitri, se adeguatamente seguiti e controllati. Perché c’è bisogno di ripartire, ma lasciamo gli eroismi a chi salva le vite non a chi corre dietro a un pallone.

Se si riprenderà, lo si farà con la Var?
Sì, la società che si occupa di tutta la tecnologia ci ha assicurato che le stanze con le apparecchiature negli stadi saranno sanificate e si manterranno le distanze di sicurezza. Forse diminuirà il numero di persone: oggi sono sei, potrebbero essere meno, ma la VARci sarà.

Altro tema discusso: l’ipotesi di arbitri che dirigano nella città o regione di appartenenza.
È nostra intenzione scegliere gli arbitri più in forma per le partite più importanti senza vincoli geografici. Però partiamo da due presupposti: il primo è tutti i nostri arbitri offrono garanzie; il secondo è che arbitri e assistenti non viaggiano su pullman o charter come le squadre. Lo fanno per conto proprio con macchina, treno o aereo. Se possiamo permettere a un arbitro di raggiungere la partita di competenza senza attraversare mezza Italia non è meglio? Speriamo non ci sia bisogno di queste attenzioni, ma se ce ne fosse è giusto salvaguardare la salute. O vogliamo affermare che un arbitro professionista, se la pandemia lo rendesse necessario, non potrebbe arbitrare la squadra della propria città? Io questo lo rifiuto.